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Fondatore

Pasquale Uva, fondatore dell’opera “Casa della Divina Provvidenza” e della Congregazione religiosa “ Ancelle della Divina Provvidenza”, ispirato da Dio e animato da spirito evangelico, si dedica in specie alle persone in stato di disagio e con menomazioni psico-fisiche, dando vita nell’Italia meridionale ad opere in loro favore, secondo lo spirito del Cottolengo e nel fiducioso abbandono a Dio, padre provvido, fino a spendere tutta la propria esistenza per la causa dei poveri, tra i più poveri.
Nasce a Bisceglie (Bari) l’11 agosto 1883, secondogenito di nove figli, ebbe lo stesso nome del padre. Il primogenito, di nome Mauro Nicola, nato l’anno prima di Pasqualino, morì a soli tre anni, trasferendo al secondo la destinazione ed il compito che tradizionalmente legato alla primogenitura nelle famiglie della piccola e media borghesia. Pasqualino ebbe in casa la prima sana educazione, mostrando fin dalla sua fanciullezza grande sensibilità verso i poveri. Sceglie la via del sacerdozio, a 11 anni vestì l’abito talare. Compiuti gli studi filosofici e teologici, Pasquale Uva viene ordinato sacerdote il 15 agosto 1906. Fu alunno dell’almo Collegio Capranica, conseguendo le lauree in Teologia e in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana.
Dopo la sua ordinazione, per completare gli studi, torna a Roma e in una sera dell’inverno 1906, sorpreso da una pioggia torrenziale, ripara in una rivendita di libri usati, dove acquista per poche lire due volumi che avevano attirato la sua attenzione. Parlavano della vita e delle opere di Giuseppe Benedetto Cottolengo.

La suggestione di quella lettura aprì la sua mente e il suo cuore verso nuovi orizzonti: operare in Puglia così come il Cottolengo in Piemonte per l’assistenza agli epilettici, paralitici, ottusi, deficienti nel corpo e nello spirito.
Completati gli studi, torna nella sua città natale, viene nominato parroco della chiesa di Sant’Agostino in Bisceglie.
La sistemazione spirituale ed economica della Parrocchia di nuova fondazione, il suo impegno nel predicare, nel confessare e nella dedizione ai poveri e poi lo scoppio del 1° conflitto mondiale assorbirono tutta la sua attività.
Gli anni tra il 1910 e il 1921 sono caratterizzati da una crescente sensibilità spirituale, che assume l’impronta di un deciso distacco dagli interessi materiali accompagnato da una tensione per la ricerca di un nuovo modo di vivere la sua vocazione sacerdotale.
Il 10 agosto 1922 nasce l’opera “Casa della Divina Provvidenza” per il ricovero dei ‘deficienti’ anche grazie alla generosa disponibilità di otto giovani fanciulle, considerate confondatrici dell’Opera, primo nucleo della Congregazione religiosa delle Ancelle: ha inizio così l’avventura di carità di don Uva.
L’opera e la congregazione nascono sotto la protezione del Sacro Cuore di Gesù, di Maria SS. della divina Provvidenza e di San Giuseppe, S. Vincenzo De’ Paoli e S. Giuseppe Cottolengo .
Pasquale Uva, anche se sprovvisto di fondi e di rendite, continua ad accogliere persone in stato di grave bisogno fisico o abbandonate. Questa condizione di povertà di mezzi lo fa sentire pienamente libero di confidare in Dio ed essere aiutato dalla sua Provvidenza.

Non un teorico, ma attento ai segni del tempo e perfetto conoscitore dei mali e dei problemi non si limitava a “piangere sulla malvagità dei tempi”, ma cercava di dare risposte concrete con intelligenza e coerenza, un realismo che lo ha sempre contraddistinto. Spesso ripeteva alle Ancelle e ai suoi cooperatori: Sì, dobbiamo aver fiducia della divina Provvidenza, ma dobbiamo anche lavorare .

Non dobbiamo stare con le braccia incrociate rimanendo in attesa che la divina Provvidenza ci dia da mangiare o aspettarci miracoli, dobbiamo rendere consapevoli i nostri benefattori, autorità civili ed ecclesiastiche di Roma e dell’Italia Meridionale, della necessità e del dovere di essere buoni cristiani
«I cristiani pertanto devono efficacemente difendere i diritti dell’indigente, dinanzi alle forze egoistiche che ne oscurano lo splendore e la maestà, individuino i casi sfortunati e le offese, ne disprezzano la tristezza e il dolore. Così operano gli onesti… .

A chi sa o ricorda le tragiche condizioni di vita dei vecchi, dei bambini, degli orfani e dei malati nel periodo precedente, contemporaneo e successivo alla seconda guerra mondiale, non sfugge l’importanza sociale e civile delle opere caritative di don Uva e delle Ancelle della divina Provvidenza, i quali diedero un contributo alla salvaguardia e alla valorizzazione della persona umana, individuando settori sociali sprovvisti di ogni beneficio e svolgendo nei loro confronti una larga opera di soccorso materiale e morale, con un’importante prospettiva professionalizzante, che garantì a molti ragazzi svantaggiati l’inserimento nel mondo del lavoro e della produzione.

L’ Opera di don Uva e delle Ancelle rivelano, dunque, la capacità interpretativa delle condizioni del tempo e la saggia e dirompente presa all’interno di un contesto storico particolarmente critico. Don Pasquale costruì importanti strutture tese non soltanto al soccorso immediato, ma capaci soprattutto di organizzare e costruire progetti di sicuro futuro, che incarnarono la speranza cristiana in tempi oscuri e difficili.
Questi risultati reali di carità vennero ampiamente riconosciuti dalle autorità civili e religiose, che non fecero mancare un deciso sostegno, sia materiale che morale.
La struttura originaria di accoglienza per i primi malati, costituita da tre stanze, viene costruita attigua alla sacrestia della parrocchia di Sant’Agostino. Iniziano così ad arrivare i malati in totale stato di abbandono, i ‘poveri’ tra i più ‘poveri’, i primi di un numero inarrestabile.
Aumenta il numero dei ricoverati e le richieste da parte di tutte le autorità dell’Italia meridionale per favorire il ricovero di qualche povera ‘creatura’ abbandonata e don Pasquale Uva trova una collocazione per ognuna. Nel 1933 l’assistenza viene estesa agli ammalati di mente con la fondazione dell’ospedale psichiatrico in Bisceglie.
Le difficoltà sono enormi, tuttavia sorretto dalla fede nell’azione provvidente di Dio, don Uva viene ispirato ad aprire altre case: Foggia, Potenza, Guidonia (RM): comprendente un padiglione riservato a sole religiose malate di mente. Dopo la sua morte verrà aperta anche Villa “Torresina”, in Palestrina per il ricovero di religiosi e di sacerdoti affetti di disturbi psichici, opera voluta e sollecitata in modo speciale da don Uva.
Intanto un morbo maligno, il tumore, minava da tempo il suo corpo.
Don Pasquale capisce che i suoi giorni sono contati. Si distacca allora volontariamente dalle opere che aveva compiuto per Dio e conclude il suo cammino di vita e di fede nella casa di fondazione in Bisceglie.
Il 13 settembre 1955 il Servo di Dio don Pasquale Uva , il Cottolengo dell’Italia meridionale, santamente muore. E’ in corso presso la Congregatio de Causis Sanctorum l’iter di beatificazione e canonizzazione.