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Un progetto ad altissimo indice emozionale, il Contatto Hospice

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Hospice è un tipo di cura e una filosofia di cura che si concentra sulla palliazione dei sintomi di un malato terminale. Questi sintomi possono essere di natura fisica, emotiva, spirituale o sociale.

Il concetto dell’hospice è in continua evoluzione dal undicesimo secolo. Da allora, e per secoli dopo, gli hospice erano luoghi di ospitalità per i malati, feriti o morenti, così come quelli per i viaggiatori e pellegrini. Il concetto moderno di hospice comprende le cure palliative per i malati incurabili.

Ha cominciato ad emergere nel diciasettesimo secolo, ma il primo hospice fù fondato nel 1950 a Londra da Cicely Saunders. Sebbene il movimento ha incontrato qualche resistenza, l’hospice si è rapidamente esteso attraverso il Regno Unito, Stati Uniti e nel mondo.

Saunders, con la sua filosofia delle cure per i malati terminali, ha concentrato tutta l’attenzione sul paziente piuttosto che alla malattia ed ha introdotto il concetto di ‘dolore totale’, che include assistenza dal punto di vista psicologico e spirituale, così come, ovviamente, ha cercato in tutti i modi di trovare la soluzione per alleviare il dolore fisico. Ha sperimentato con una vasta gamma di oppioidi il controllo del dolore fisico, ma ha incluso nei suoi concetti anche le esigenze della famiglia del paziente.

L’Hospice Don Uva è una struttura d’eccellenza ideata in sintonia con il carisma del nostro Padre Fondatore. Aiutare con tutte le forze gli ultimi degli ultimi, stare vicino a coloro che hanno un forte bisogno. In questa struttura il malato incurabile e la sua famiglia possono trovare sollievo per un periodo circoscritto, possono vivere nel conforto gli ultimi giorni della vita del paziente.

L’Hospice Don Uva, oltre alla professionalità e vicinanza dal livello umano, si basa sugli obiettivi ben precisi: creare e mantenere un ambiente caldo, accogliente, confortevole, un ambiente che vuol essere come una casa per i pazienti ed i loro familiari. Piuttosto che la luce artificiale utilizziamo le lampade da terra o da tavolo con la luce naturale per trasmettere un senso di luminosità. Tutti i giorni nell’ambiente hospice offriamo l’assistenza spirituale grazie al nostro cappellano, facciamo sentire il rosario e la musica calmante, e forniamo le stanze di fiori freschi.

Inoltre, avendo ben presente che nell’hospice di Foggia, nella sua cura il medico responsabile è un esperto di terapia del dolore e quindi riesce a conservare, nonostante il male infausto le restanti funzioni vitali inalterate lasciando così la possibilità ai pazienti di avere l’opportunità di scegliere il cibo che più a loro aggrada. Pertanto, presso l’hospice è presente una doppia cucina, dove in una le esperti cuoche si alternano nella preparazione dei menù del giorno e nell’altra i familiari dei pazienti hanno la possibilità di soddisfare le esigenze gastronomiche dei propri cari.

La prima volta che sono entrata all’Hospice Don Uva ho provato due sensazioni ben diverse una dal altra. Da una parte, vedendo i nostri pazienti mi si strinse il cuore, provai un dolore inspiegabile vedendo i volti dei malati, e avvertendo nel loro sguardo la voglia di vivere, uno sguardo che cercava disperatamente l’aiuto, le persone che erano lì ad aspettare che arrivasse il loro momento di andare via.

Dal altra parte invece, rimasi colpita da come il personale dell’Hospice si prendeva cura di loro. L’amore, l’affetto, le attenzioni che vanno oltre ad una semplice assistenza medica. In quel preciso momento pensai ai miei cari, pensai quanto potessi soffrire se mai dovesse accadere a loro una cosa simile, e di conseguenza mi sintonizzai con i familiari dei pazienti, provai il loro dolore, la loro debolezza che sta nel fatto di non poter fare nulla che possa far tornare i loro cari alla vita normale, alla vita di tutti i giorni, di tornare a vedere il luce del sole diverso, luce del sole visto da una spiaggia non dalla finestra di una stanza ospedaliera.

In quel preciso istante nacque un idea dentro di me, un idea che, unita a tutto quello che già facciamo per i nostri pazienti, unita alla professionalità del personale, all’amore che tutti i giorni va versato nel cuore dei pazienti, ai sorrisi delle infermiere, alla mano della caposala che stringe la mano a colui che sta nella stanza mimosa o giglio (le stanze dell’Hospice Don Uva non sono numerate, sono denominate con i nomi delle varie tipologie floreali proprio perché i nostri pazienti, per noi, sono come dei fiori che vanno coltivati in miglior modo possibile e con tanta delicatezza) unita al sostegno che diamo ai familiari, un idea ad altissimo indice emozionale.

Questa idea, che oggi è un progetto realizzato, e che Vi sto presentando, rivoluzionerà sicuramente in modo significante la permanenza dei nostri pazienti e delle loro famiglie, vicine o lontane.

Immaginate coloro che vivono lontano da qualcuno che amano, chi gli è caro, e chi sta ricoverato all’hospice, nella stanza senza uscita … Immaginate quanta voglia avrebbe questa persona di stare vicino al proprio caro, di stringergli la mano e trasmettere il sostegno, la vicinanza negli ultimi mesi, o negli ultimi giorni della vita. Immaginate i pianti, le lacrime che scendono da quei volti sofferenti. Vogliate immaginare la tristezza del paziente che non può vedere il suo figlio, il sorriso innocente del nipote o lo sguardo complice della sorella a causa di distanza, o semplicemente a causa della vita quotidiana che ci impedisce di poter stare vicino a coloro che amiamo e che hanno bisogno di noi, la vita quotidiana che ci trascina tutti i giorni tra vari impegni importanti e non permette di fare ciò che veramente abbiamo bisogno di fare.

Non ci permette di esprimere il sentimento così semplice ma così immenso, l’amore verso colore che domani non ci saranno più.

Vi presento il Contatto Hospice.

L’ho ideato per alleviare le distanze dolorose, per alleviare la sofferenza del malato terminale che sente disperatamente il bisogno per vedere il suo familiare, il suo amico d’infanzia, per rivivere i momenti belli solo vedendo il volto del proprio caro.

Il Contatto Hospice è basato su alta tecnologia di video comunicazione. Abbiamo fornito sei stanze dell’Hospice Don Uva di Foggia di computer portatili che permettono di accedere direttamente all’applicazione Contatto Hospice, e sei computer portatili che verranno distribuiti ai familiari dei pazienti ricoverati. Ognuno di loro, sia il familiare che il paziente può effettuare il contatto in qualsiasi momento della giornata e, a volontà, può rimanere collegato anche tutto il giorno. La privacy della comunicazione è protetta da una password unica creata per ogni singolo utente.

Vivere in presenza di una fine vicina è un esperienza intima e intensa, sfida le nostre forze e ci fa affrontare le nostre relazioni con la morte. Si tratta di un viaggio di scoperta continua che richiede il coraggio, la flessibilità, il rischio, ed il perdono. In questi momenti bisogna abbracciare la sofferenza dei propri cari e cercare di stargli il più vicino possibile in questi momenti fortemente delicati. Con la presenza, anche se solo visiva del proprio caro, spesso si riesce a trovare una strada più facile per affrontare qualunque difficoltà. Sono certa che il Contatto Hospice farà la sua parte importante per i nostri pazienti ed i loro familiari. Con questo progetto cerco di dare, ancor di più, il senso e la dignità della vita, dando la possibilità al paziente di comunicare, vedere i volti che gli riempiono il cuore di gioia e che, forse, gli fanno dimenticare i momenti che sta vivendo.

L’Hospice Don Uva ed il progetto Contatto Hospice hanno degli obiettivi ben precisi: affermare il valore della vita, facendo considerare la morte come un evento naturale, provvedere al sollievo dal dolore ed ampliamento di vicinanza umana, offrire un sistema di supporto per aiutare il paziente a vivere il più attivamente possibile sino al Passaggio, aiutare la famiglia dell’ammalato.

Con questo progetto desidero mandare un messaggio ad ogni singolo paziente che sarà ospitato all’Hospice Don Uva: “Tu sei importante perché sei Tu e sei importante fino alla fine, ed oltre la fine.”

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